Contributo      

 

 

E’ inutile girarci attorno: c’è un’evidente sproporzione tra il modo in cui vivo quello che alcuni chiamerebbero l’hobby della musica e il suo peso effettivo nella mia vita, tra l’impegno profuso e il suo “ritorno”, comunque misurato.

 

Qualcuno dovrà pur spiegare cosa spinge un quarantesettenne mediamente incasinato a vivere la musica dedicandole un impegno che obiettivamente si fa fatica a giustificare, quasi fosse un dovere.

 

Perché di questo si tratta: la dimensione corretta non è il divertimento (che pure c’è), non è la passione (che certo non può mancare), non è neanche il fatto – di per sé non trascurabile – che ti fa stare fisicamente bene: quello che caratterizza la mia personale esperienza della musica è il “senso di doverlo fare”.

(Spiega a tua moglie che rientri alla una di notte perché è un tuo dovere!)

 

Ma dovere verso chi? Per che cosa? Hai mai trovato qualcuno – a parte noi tre – a cui interessi davvero ascoltare i nostri pezzi? Ma poi quali pezzi? Qualcuno sa che esistiamo?

 

Giusto qualche giorno fa, partendo da ben altri presupposti, parlavo con David di una “tensione” verso qualcosa…

Poi mi è capitato di leggere alcune pagine interessanti sul ruolo delle arti, insieme ad altre “espressioni dell’esistenza”, quali “collante” della società, al di là di ogni dimensione puramente utilitaristica dello stare assieme.

Potrebbe in fondo trattarsi di questo: stiamo partecipando, per la nostra infima quota-parte, senza saperlo ma presentendolo, alla generazione e messa in circolo di quella forza misteriosa che tiene unite le persone.

 

Non possiamo fare a meno di farlo, tutto qui.

Il nostro piccolo contributo.

Se vi sembra poco.